COSA: mostra
DOVE: spazi della biblioteca
COME: ingresso gratuito
QUANDO: da mercoledì 4 novembre al 6 dicembre 2026
INAUGURAZIONE: giovedì 5 novembre, ore 17.00 - sala multimediale
Le montagne di Mauro Berlanda | di Roberta Bonazza
Di fronte alla pittura di Maura Berlanda si entra in uno dei grandi universi della natura: la montagna. La scelta di campo, di osservazione, di esperienza sentimentale e di esito formale è precisa: nella pluralità delle possibili visioni, Berlanda - senza esitazione -punta in sguardo alle alte cime, quelle che restano imbrigliate nella lontananza. La sua pittura le avvicina, portandoci lassù.
Una scelta impegnativa, considerando che la rappresentazione di un elemento naturale di tale potenza non è affatto scontata e semplice. Mauro Berlanda è attrezzato: anzitutto conosce le montagne che dipinge. La conosce perché ne ha comminato i sentieri, ne ha scrutato le nuvole, ne ha sentito il freddo, ne ha studiato le altimetrie e le conformazioni, ne ha visto le luci dell'alba e del tramonto. Una passione praticata lungamente nel tempo che lo ha portato a svolgere per un periodo della vita il mestiere di cartografo e illustratore di plastigrafie alpine. La sua conoscenza della montagna prende forma in pittura attraverso la padronanza del segno. Una composizione di spigoli, gole, valli, ghiaioni, cenge che mai perdono l'equilibrio. La spazialità della montagna e delle sue distanze - tra una cima e l'altra, tra un vuoto che precipita e un pieno che si eleva, tra un pilastro in primo piano nelle nebbie e le cime che sbiadiscono sullo sfondo - è ariosa. L'ingombro materico è maneggiato con abilità e sapienza: Mauro Berlanda della montagna sa restituire la forza primigenia e arcaica. Ognuna delle sue montagne ha un corpo forte. Il colore è la pelle: rugosa sui pendii, bianchissima sulle cime, nera sulle lame verticali che aprono alla vertigine. Profondità e primi piani invitano a viaggiare con lo sguardo da una cima all'altra in un paesaggio corale dove le sommità si raccontano. Un paesaggio solitamente lontano, celato allo sguardo, che qui si svela.
Accanto alla conoscenza strutturale e morfologica, nata dalla scelta dei monti come luoghi di esperienza esplorativa, si affiancano momenti pittorici in cui la montagna oggettiva fa perdere i suoi riferimenti reali. Sono altre montagne, più interiori e immaginative. Parlando con Mauro Berlanda della sua pittura, lui stesso afferma l'esigenza di entrare mentalmente in taluni paesaggi nevosi dove dell'umano non c'è traccia, dove a spingersi oltre è il desiderio del silenzio. Un'esperienza personale e intima che racconta un altro versante della pittura di Berlanda, quando i paesaggi diventano evaporanti e il bianco è colore compagno della smaterializzazione della montagna. Così Mauro Berlanda si affida alle nebbie, abbandona le mappe e si lascia portare in atmosfere sospese. Sublimi, a tratti.
"Il sublime non è altro che quell'eccedenza di senso, quell'invisibile ultravioletto verso cui ci spostiamo ogni volta che cerchiamo di sporgerci, trasformandoci, verso gli estremi e inesplorati confini della nostra esperienza". Le parole del filosofo Rema Bodei esprimano appieno il senso del sublime del quale il pittore Caspar David Friedrich nel quadro "Viandante sul mare di nebbia" lascia mirabile traccia nella storia dell'arte. Un uomo ritratto di spalle che guarda le vette, la nebbia e l'infinito. Un passaggio che diventa interiore e filosofico. Il dialogo del viandante che si è spinto fin lasso è con la vertigine, l'immensità e l'incomprensibilità delle cose che si rivelano nel rapporto del pittore con questo paesaggio di montagna increspato dalle nuvole. Il senso di infinità che si sprigiona nell'uomo davanti a paesaggi ampi e sconosciuti è lo stesso che hanno provato i primi esploratori delle montagne. Orizzonti che mettono l'uomo davanti al proprio limite.
Le montagne immaginate di Mauro Berlanda, dove i bianchi, i grigi e i celesti sospendono la scena, non propongono la tragicità e lo smarrimento dell'uomo solo nell'universo, privato di certezze, che scuotono l'animo dei preromantici, ma certamente invitano a perdersi in una montagna sognante e misteriosa. La rappresentazione della natura rarefatta delle alte quote diviene lo specchio attraverso cui riflettere l'intimo sentire. Un'esperienza di silenzio e di solitudine che fa bene allo sguardo dei viandanti contemporanei, sempre carichi di troppe e fugaci immagini. Una sosta poetica e di respiro, di bellezza e di contemplazione. Un omaggio a "quello infinito silenzio" che il poeta Giacomo Leopardi sentiva in cuor suo "sedendo e mirando, interminati spazi" da un ermo colle, una piccola altura. Un infinito silenzio che mai esaurisce la sua funzione generativa di pensiero e di riflessione sulla vita.
Nei quadri invernali di Mauro Berlanda l'orizzonte che dalla cima si spalanca alla vista ci induce, in un versante, a riconoscere la bellezza e il limite della montagna, e nell'altro la dimensione nebbiosa e sognante di un dolce naufragar.
Mauro Berlanda
Nato a Merano nel 1950, l'artista sviluppa fin da piccolo un profondo legame con le montagne alpine e il disegno, ispirato anche dalle opere panoramiche di Heinrich C. Berann. Dopo essersi trasferito a Roma nel 1960, abbandona gli studi per geometri per formarsi in illustrazione cartellonistica, fumetto e animazione.
Nel 1970 rientra in Trentino, lavora nella grafica pubblicitaria per Grundig e inizia a disegnare mappe panoramiche. Dal 1986 si afferma come libero professionista specializzato in plastigrafi, collaborando per oltre vent'anni con enti turistici del Trentino e della Valtellina. Riscoperta l'escursionismo, traduce la propria passione per le vette prima in delicati acquerelli e poi in potenti dipinti acrilici.
Attivo nel panorama espositivo dagli anni Duemila — con partecipazioni al «Gruppo Amici dell'Arte», alla F.I.D.A. e la cofondazione di «Encontrarte» —, lavora oggi come artista a tempo pieno, mantenendo la montagna al centro della sua ricerca espressiva.