Aste Armando

Armando Aste nacque il 6 gennaio 1926 a Reviano, una piccola frazione del comune di Isera (TN) da Maria Pederzini (2 febbraio 1903 - 6 giugno 1978) e Giuseppe (1 febbraio 1902 - 10 maggio 1978). La coppia ebbe sei figli, cinque maschi e una femmina: Armando, il primogenito, seguito da Antonio (primo), morto in tenera età come la sorellina Anna, Antonio (secondo), mancato anch'egli prematuramente all'età di 11 anni, Franco ed infine Antonio (terzo), ultimogenito dei coniugi Aste a cui fu assegnato lo stesso nome dei due sfortunati fratellini che lo precedettero. Quest'ultimo, dopo essere emigrato in Svizzera appena quindicenne assieme al fratello Franco, fu a sua volta colpito da una grave patologia invalidante.

Poiché i genitori erano entrambi impegnati al lavoro, Armando trascorse l'infanzia con il nonno materno, Luigi Pederzini, presso il suo mulino sito in una valle sopra Nogaredo in un ambiente rurale povero. E' un ragazzo curioso, che osserva in solitudine la natura che lo circonda e partecipa all'attività umana svolgendo le tipiche mansioni del casolare e della vita dell'aia, a diretto contatto con gli elementi naturali e le sue creature: l'acqua del rio popolata di temoli e trote che forniva la forza motrice al mulino, lo sfalcio estivo dei prati, i campi coltivati ad orzo, grano e mais, la semina degli ortaggi, l'allevamento degli animali da cortile e poi il bosco ricco di legna da ardere nei rigidi inverni, popolato di animali selvatici. Questi primi anni furono per Aste una esperienza determinante per la sua formazione: forgiarono un'indole introversa e sensibile, orientarono l'interesse per la natura e la montagna costituendo un bagaglio di ricordi spesso rievocati nei testi di memorie come un mondo magico e un paradiso perduto.

L'ambiente agreste dove Aste trascorse l'infanzia era altresì connotato dai valori della solidarietà e della fratellanza e il trascorrere dei giorni era scandito, oltre che dal lavoro nei campi, dalle ricorrenze religiose. Tutti elementi che svilupparono nel giovane una profonda spiritualità che sarà alla base della sua concezione dell'alpinismo, inteso come mezzo di promozione umana mai disgiunto dall'impegno individuale profuso in ambito sociale, espresso anche attraverso gesti concreti come le generose elargizioni a istituzioni benefiche.

Dopo la morte del nonno materno Aste continuò a frequentare il mulino durante le vacanze estive per aiutare lo zio rimasto solo, finché anche il mulino si incendiò ponendo definitivamente termine ad ogni attività. Quando il padre Giuseppe fu chiamato alle armi e partì per l'Africa, Armando fu costretto ad abbandonare gli studi intrapresi alla scuola di avviamento per provvedere al sostentamento della numerosa famiglia. All'età di 14 anni, siamo nel 1940, iniziò a lavorare dapprima come fattorino in un'azienda di spedizioni, poi come manovale alle dipendenze della ditta Mayer e come portiere d'albergo, mentre nel 1943 la Wehrmacht lo precettò impiegandolo come lavoratore militarizzato presso le ex caserme di Merano a Maia Bassa. Infine, nel 1944, venne assunto come operaio comune alla Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco, dove aveva lavorato la madre Maria, rimanendovi per quasi quarant'anni, avanzando via via nella carriera fino a ricoprire il ruolo di capo operaio della centrale termica.

E' proprio nell'ambiente lavorativo della manifattura che Aste incontrò alcuni soci della Società alpinisti tridentini (SAT) e si accostò all'alpinismo partecipando alle attività promosse dall'associazione giovanile Ezio Polo. Il suo fu un coinvolgimento progressivo all'attività alpinistica, cresciuto lentamente negli spazi di libertà che il lavoro gli concedeva, ma portato avanti ai massimi livelli, seppure in maniera dilettantistica, poiché per propria scelta non volle mai fare dell'alpinismo una professione. Ciò nonostante negli anni '50 e '60 Aste divenne uno dei massimi alpinisti del dopoguerra, riferimento assoluto per le giovani generazioni di scalatori non solo trentini. In questi anni si contano numerose le salite in solitaria e le ascensioni, l'apertura di nuove vie, le spedizioni sull'Eiger ed in Patagonia con i compagni di cordata Fausto Susatti, Franco Salice, Angelo Miorandi, Andrea Oggioni, Josve Aiazzi, Franco Solina, Toni Gross, Milo Navasa, Armando Biancardi, Marino Stenico, Nando Nusdeo, Casimiro Ferrari, Pierlorenzo Acquistapace, Andrea Mellano, Romano Perego, Gildo Airoldi, Giancarlo Frigieri, Carlo Casati, Vasco Taldo, Cesarino Fava, Filippo Frasson, Mariano Frizzera, Graziano Maffei, Sergio Martini, Ferdi Schneider, Mariano Marisa, Mario Manica e Fabrizio Defrancesco. Alla metà degli anni '80 Aste lasciò l'alpinismo per prendersi cura del fratello Antonio, gravemente malato. E' lui stesso a motivare le ragioni di quella scelta: "Quando compii 40 anni di lavoro, andai in pensione, lasciando il posto di capo centrale termica. Fu una giusta scelta, perché dovetti assistere i miei genitori malati e soprattutto mio fratello Antonio. Dal giorno in cui si ammalò smisi di andare in montagna perché sentivo il dovere di dare. In una ipotetica graduatoria di valori, l'alpinismo viene dopo l'amore, il vero amore che significa prendersi cura e condividere. Viene dopo la famiglia, dopo il lavoro, le amicizie, dopo la condivisione. L'alpinismo non può essere un fine, ma solo un mezzo di promozione umana. Perché il Padre Eterno, quando sarà il momento non mi chiederà quante scalate ho inanellato, ma cosa ho fatto per gli altri" (Stagioni della mia vita, Falcade (BL), Nuovi Sentieri Editore, 2016, pp. 95-96.).

Armando Aste si spegne a Rovereto il 1 settembre 2017 all'età di 91 anni.

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Estremi cronologici

1926 gennaio 6 - 2017 settembre 1