Gli occhi di Novello

Dal 26 Luglio 2016 al 30 Agosto 2016

O L'uomo che aveva preso il treno sbagliato e non se n'era accorto. Mostra dedicata al disegnatore e umorista Giuseppe Novello. La mostra è dedicata al lavoro del disegnatore e umorista Giuseppe Novello, attraverso gli esilaranti, impietosi e caustici ritratti della borghesia del “Bel paese”, tra gli anni dell'apogeo fascista e quelli immediatamente seguenti il secondo dopo guerra.

A cura di Michele Pompei, in collaborazione con la Biblioteca civica di Rovereto

Ci sono almeno tre buonissimi motivi per una mostra dedicata ai disegni di Giuseppe Novello. Il primo è che oggi, il nome del formidabile artista di Codogno, nonostante la grande popolarità di cui ebbe a godere in passato, è ormai sconosciuto ai più. Il secondo è che queste tavole sono divertenti, dannatamente divertenti: puro entertainment in china nera su foglio bianco.Ma c’è un terzo motivo ed è forse quello che rende questa mostra così urgente: per quanto divertenti, quei disegni e quei personaggi in essi ritratti, rappresentano ancora oggi un fedelissimo specchioin cui ognuno di noi potrebbe e può rammaticamente riflettersi e riconoscersi. Con una variabile dose di imbarazzo e disagio, perché quella piccola e media borghesia ritratta da Novello, in particolar modo quella descritta negli anni trenta dell’apogeo fascista e nell’immediato dopoguerra, non si è affatto estinta, ma ha continuato a riprodursi, sviluppando anticorpi ancor più resistenti ad ogni vana speranza di miglioramento e riscatto. Quel popolo italiano, a distanza di poco meno di un secolo, non si è mai redento, ma è sempre rimasto fedele a se stesso, continuando a tirare a campare, decennio dopo decennio, praticando con ineguagliabile maestria tanto l’arte della resilienza quanto il gioco del gattopardismo. Le piccolezze di allora, gli opportunismi, le ipocrisie, i conformismi, la vanità, le viltà, gli egoismi, i tic più odiosi che Novello imputava ad una parte dei suoi compatrioti (ed anche a se stesso, non pretendendo mai di tirarsi fuori o rendersi estraneo ai suoi J’accuse) sono esattamente quelli che ogni giorno non fatichiamo a cogliere guardandoci attorno. O va da sé, direttamente allo specchio.
Dunque, guardare e leggere oggi le tavole di Novello, a più di settant’anni dalla loro prima pubblicazione, significa vivere una doppia esperienza, per quanto straniante, di notevole spasso e sincero sgomento. «Attenzione» sembrava suggerire allora Novello «qui si ride, ma non c’è nulla da ridere. La faccenda è seria, serissima, per quanto io la faccia risultare comica: c’è una dittatura, una folle e sanguinaria avventura coloniale in corso, ci sono le leggi razziali, ci sarà una guerra: tira una bruttissima aria e noi ci stiamo abituando a convivere con l’orrore, ci stiamo adattando a farcelo scivolare addosso. Camminiamo sull’orlo di un baratro e nessuno sembra volersene rendere conto». «Attenzione» continuano a suggeririrci quei ritratti di goffi e buffi signori di buona famiglia «oggi queste vignette fanno ancora ridere e forse oggi come allora, ci adattiamo a ciondolare coi piedi sul bilico del precipizio, in sciagurata attesa del passo di troppo che ci potrà far precipitare». Che non ci inganni dunque la distanza temporale che ci separa dalla loro prima pubblicazione e non ci confonda il fatto che i bersagli della sua satira sembrino appartenere ad un mondo antico e lontano, circonfuso di un malinteso garbo gozzaniano. Soprattutto, non cadiamo nello stesso tranello che Novello dovette elaborare per esprimere la sua inquietudine senza provocare sospetto tra i censori di un regime che presto lo avrebbe scaraventato sul fronte russo per combattere, dopo la prima, anche la sua seconda guerra mondiale. (Michele Pompei)