Il recupero del Villaggio di Campochiaro sull'isola di Rodi

Dal 19 Dicembre 2019 al 27 Dicembre 2019

Mostra fotografica che testimonia l'emigrazione trentina verso l'isola di Rodi.

Inaugurazione giovedì 19 dicembre ore 17.30 nella sala multimediale con la partecipazione di:

  • Elena Ruggieri (dirigente deli'I.T.E.T. Fontana);
  • Renzo Maria Grosselli;
  • Giampaolo Corradini ( presidente del COMITATO FAMIGLIARI DEGLI EMIGRATI FIAMMESI A RODI);
  • Andrea Vinante.

Durante la serata verrà proiettato il film: "Il sogno breve di Campochiaro" di Renzo Maria Grosselli e Agrippino Russo.

Era il mese di ottobre del 1934, esattamente il giorno 14. Il cavaliere e ingegnere Giuseppe Valcanover, allora ispettore forestale principale dell’azienda forestale demaniale di Cavalese, ricevette una lettera a firma Mario Lago, governatore dell’isola di Rodi nel Dodecaneso. L’invito era quello di accettare l’incarico di gestire ed amministrare “Non meno di 55 mila ettari di bosco maturo e di rinascenza vivace” – così si legge nella lettera – e di creare uno o più villaggi di boscaioli delle nostre montagne che “adibirei alle pulizia, alla sistemazione, alla manutenzione dei boschi e, successivamente, al loro eccezionale sfruttamento. Intenderei di costruire una casa rurale per ogni famiglia con annesso un migliaio di metri di terreno irriguo. Il villaggio avrà scuola e chiesa e una corriera lo collegherebbe, per tutte le necessità, a Rodi”. Le famiglie trentine partirono e ad aspettarli in Grecia c’era il nuovo villaggio appositamente costruito, denominato Campochiaro, a 300 metri sul mare e a circa un’ora di “corriera” dalla città di Rodi. Case nuove, accoglienti, dotate di ogni servizio ed arredamento, la chiesa, la scuola. La miseria che regnava in Val di Fiemme in quel periodo, la scarsità di lavoro, si trasformava, come per incanto, in una enorme opportunità di benessere collettivo: casa, lavoro, scuola, la fine di un incubo e l’inizio di una nuova vita.

Il resto della storia si conosce: lo scoppio della guerra, l’invasione tedesca, il rientro il Italia di numerose famiglie (le ultime fecero ritorno nel 1947), la deportazione di civili nei campi di concentramento tedeschi: la fine di un sogno, il ritorno alla miseria in un Paese, l’Italia, devastato dalle azioni belliche, per affrontare una ripresa lenta, difficile, peraltro riuscita grazie alla determinazione, agli enormi sacrifici, a nuove emigrazioni in cerca di un lavoro da parte di uomini e donne ricchi di enormi valori umani e professionali (vedi Belgio, piuttosto che Brasile, Germania, Svizzera ed altri Stati ).

Oggi Il Villaggio di Campochiaro si chiama Eleoussa ed ha assunto ormai l’aspetto di un villaggio fantasma. Le case dei “coloni” trentini, abbandonate dopo la guerre, versano oggi in uno stato di totale abbandono e di diffuso degrado. Rischia così di scomparire un tassello importante della storia delle nostre comunità, in questo caso quella della valle di Fiemme, che a metà del secolo scorso, in condizioni difficili, scelse la strada dell’emigrazione portando nel cuore dell’Egeo, a Rodi, la secolare esperienza dei boscaioli. E dunque, nel contesto di anni segnati da laceranti conflitti, anche una straordinaria vicenda di pace, lavoro, fatica.

Questa vicenda sarà raccontata dalla mostra fotografica e dal giornalista e scrittore Renzo Maria Grosselli che sull’argomento ha scritto, in collaborazione con il COMITATO FAMIGLIARI DEGLI EMIGRATI FIEMMESI A RODI il volume “Gli uomini del legno sull’isola delle Rose. La vicenda storica del villaggio italiano di Campochiaro a Rodi 1935-1947” scritto (Curcu & Genovese editore).

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