Gerola Gino

Appassionato  scrittore  e  fine  poeta,  Gino  Gerola  nasce  il  3  novembre  1923  a  Terragnolo  in  provincia  di  Trento.  Di umile  famiglia  contadina,  frequenta  le  scuole  elementari  a  Terragnolo  e  prosegue  il  percorso  scolastico  delle  medie  a Camposampiero (Padova) in un collegio privato gestito da religiosi dell'ordine dei Francescani Minori Conventuali. Rientrato in Trentino, nel 1942 ottiene il diploma magistrale presso l'Istituto Magistrale "Fabio Filzi" di Rovereto. Negli  anni  successivi  insegna  come  maestro  in  varie  scuole  elementari  della  Vallagarina  e  continua  a  lavorare  la campagna per riuscire a  mantenersi agli  studi iniziati presso l'Univeristà di Torino; qui si laurea in  Lettere discutendo una tesi sul poeta Dino Campana. Assieme ad un gruppo di amici trentini nel 1946 pubblica una raccolta "Poeti al ciclostyle", suo esordio poetico. Si interessa alla vita politica oltre che culturale del suo paese e nell'immediato dopoguerra ricopre la carica di sindaco di Terragnolo, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale. Nel 1950 prende la decisione di trasferirsi a Firenze assieme a Rita Cappelletti, conosciuta presso la scuola elementare di Scottini di Terragnolo, prima come alunno poi come collega, che nel 1952 diventerà sua moglie. In  Toscana  lavorerà  prima  in  alcune  scuole  elementari,  poi  passerà  alle  scuole  medie  e  successivamente  insegnerà letteratura alle superiori fino al 1982, anno della pensione, partecipando sempre in modo attivo alla vita culturale della città toscana. A  Firenze  conosce  grandi  scrittori  come  Mario  Luzi,  Italo  Calvino,  Franco  Fortini,  Eugenio  Montale,  Giuseppe Ungaretti,  che  gravitano  attorno  al  salotto  letterario  del  Caffè  Paszkowski.  Frequenta  il  gruppo  degli  "ermetici"  con Oreste Macrì, Piero Bigongiari, Alessandro Parronchi, Roberto Longhi e Anna Banti, mentre nei suoi soggiorni estivi a Folgaria coltiva la profonda amicizia con lo psichiatra Cesare Musatti. Nel 1953 pubblica la sua prima raccolta di poesia "Tempo d'avvento" e nel 1955 la casa editrice Sansoni stampa la sua tesi di laurea. Nel 1958 fonda con Giuseppe Zagarrio, Sergio Salvi e Lamberto Pignotti la rivista "Quartiere", ricoprendo fin da subito la carica di direttore responsabile e mantenendola fino alla chiusura della rivista, avvenuta nel 1968. Nel 1963 diventa socio corrispondente dell'Accademia degli Agiati di Rovereto per la classe di lettere e arti. Dal  1979  al  1988  ricopre  le  cariche  di  segretario  regionale  per  la  Toscana  e  consigliere  Nazionale  del  Sindacato Nazionale Scrittori (S.N.S.). Dalla  metà  degli  anni  Settanta  si  dedica  in  prevalenza  alla  stesura  di  opere  di  narrativa,  critica  e  memorialistica, tralasciando, solo in parte, la poesia; vengono così pubblicati: "La mandra" (1976), "Il tabernacolo delle sette vedove" (1978),  "Il  castello  delle  bicocche"  (1980),  "Il  vespario"  (1984),  "Le  masnade:  saga  delle  vallate  trentine"  (1986), "Un  editore  e  sette  fiorentini"  (1987),  "La  casara  di  Bisorte"  (1988),  "Le  stagioni  dei  Bortolini"  (1990),  "Profili dall'altipiano"  (1993),  "Le  pietre  del  passato"  (1996),  "Lungostrada:  incontri  di  un  aspirante  scrittore"  (1996),  "Le tende sul Pasubio" (1997), "I sentieri le chimere" (1998) e "Scottini 1885" (2002). Durante  la  sua  carriera  vince  numerosi  premi,  tra  i  quali:  "Città  di  Trento",  "Ragusa",  "Villafranca  Padovana"; collabora come giurato al Premio "Vittoria Giuliani Sostegni" di Folgaria e organizza nel 1969 il premio intrenazionale "Città di Firenze", ricoprendo il ruolo di segretario del comitato organizzatore. Oltre  a  scrivere  per  numerose  riviste  culturali  e  quotidiani  ("Il  contemporaneo",  "Il  Ponte",  "Il  Nuovo  Corriere", "Paese  Sera",    "Letteratura",  "La  Fiera  letteraria",  "La  Chimera"),  svolge  la  mansione  di  redattore  per  la  rivista romana "Stagione" e collabora con il periodico trentino "Letture trentine e altoatesine". Nel 1989 rientra in Trentino, dividendosi tra la casa in via Setaioli a Rovereto e la casa estiva in piazza San Lorenzo a Folgaria.  Prosegue  la  sua  attività  di  scrittore  pubblicando  i  suoi  romanzi  e  collaborando  con  i  quotidiani  "l'Adige", "Alto Adige" e con la rivista "Questotrentino". Durante  le  elezioni  amministrative  del  2000,  si  candida  nella  lista  dei  Democratici  di  Sinistra  per  il  Comune  di Rovereto, mantenendo vivo il suo interesse per il mondo della politica. Nel  2001  gli  viene  conferito  il  premio  alla  carriera  promosso  dalla  Magnifica  Comunità  di  Folgaria  in  collaborazione con  i  comuni  di  Rovereto  e  di  Terragnolo;  nello  stesso  anno  pubblica  la  raccolta  di  tutte  le  sue  poesie  "La  valle  e periferia (1943-1995)", già edita nel 2000 in lingua spagnola grazie alla traduzione da Carmelo Vera Saura. "La calandra", sua ultima opera, esce nel 2003, ma Gerola continua a scrivere fino alla fine. Muore a 82 anni, il 23 luglio 2006, presso l'ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto.

Estremi cronologici

1923 novembre 23 - 2006 luglio 23