Famiglia Moll

La famiglia Moll, originaria dell'Olanda, si trasferì nel 1530 in Austria, ottenendo nel 1580 la nobiltà da Rodolfo II. Wolf Friedrich fu consigliere di corte dell'arciduca Leopoldo Guglielmo. Il suo secondogenito, Franz Roman, generò Franz Anton Joseph (1689-1738), diventato amministratore di Thalgau nel Salisburghese dal 1718 e ambasciatore a Roma dall'arcivescovo di Salisburgo nel 1727. Ludwig Gottfried Moll (1727-1804) fu amministratore dell'arcivescovado di Salisburgo e inviato alla corte di Vienna; dal 1751 consigliere di corte, dal 1760 amministratore di Thalgau, dal 1764 di Zell nella Zillertal, dal 1760 di Fügen. Nel 1770 fu eletto consigliere aulico e nel 1776 membro dell'Accademia delle Scienze di Monaco di Baviera. Elevato a rango baronale da Giuseppe II nel 1789, fu inviato come amministratore di Abtenau nel 1795. Sigismondo Moll (1785-1826) frequentò il Collegio reale di S. Luigi a Metz e la Scuola superiore di Magonza. Nominato consigliere governativo nel 1787 e capitano del Circolo ai confini d'Italia nel 1790, ricoprì in seguito importanti incarichi durante le guerre napoleoniche. Fu inviato nel 1801 a Milano in missione speciale, dove rimase fino al 1805. Ritiratosi a vita privata durante il dominio bavarese, presiedette in seguito la Commissione amministrativa del Circolo all'Adige. Nel 1810 fu nominato senatore del Regno d'Italia. Francesco Moll fu capocomune di Nomi nel 1884.
Soggetti produttori dei fondi aggregati.
La famiglia Fedrigazzi, originaria di Massone nell'Oltresarca, ottenne il diploma di nobiltà dall'arciduca Ferdinando Carlo nel 1647. Nel 1650 Michele Fedrigazzi venne investito della contea e del castello di Nomi, nel 1652 della giurisdizione di Castelpietra e nel 1653 di quella di Telvana. La contea di Nomi gli venne tolta nel 1651 a favore dei Tabarelli de Fatis e restituita nel 1657. Il feudo rimase nelle mani della famiglia fino alla morte dell'ultimo erede maschio: Adamo Domenico (1728-1779). Per la successione, nel 1790 la Corte suprema si pronunciò a favore delle sorelle Elena, Teresa e Carolina. Elena (1730-1813) sposò nel 1764 Amedeo Mannteufel, Teresa (1735-1817) sposò nel 1766 Giovanni Battista Gonzales de Rivera e Carolina (o Carlotta, 1743-?) nel 1779 Saverio Ceschi di Santa Croce.
La famiglia Ceschi di Santa Croce ottenne il diploma di nobiltà nel 1582. Si divise in seguito nei rami baronale e comitale col predicato di Santa Croce. Resse la giurisdizione di Telvana e Castellalto nel XVII secolo.
La famiglia Gonzales de Rivera si legò alla famiglia Fedrigazzi nel 1779 in seguito al matrimonio tra Teresa Fedrigazzi e Giovanni Battista Gonzales de Rivera.
La famiglia Fedrigazzi resse la Giurisdizione di Nomi dal 1650 al 1826, anno in cui morì l'ultima discendente: Anna Gonzales de Rivera, moglie di Sigismondo Moll. La famiglia Moll subentrò in seguito ai Fedrigazzi, fino alla rinuncia alla giurisdizione nel 1838.
Filippo Valentino di Pauli fu consigliere di governo dell'Austria inferiore e contabile della Camera di Corte in territorio austriaco.
 
 
 

Estremi cronologici

1535 -

Bibliografia

  • AAVV, Sigismondo Moll e il Tirolo nella fase di superamento dell'antico regime, Atti del convegno, Rovereto, 25-27 ottobre 1990, 1993
  • C. FESTI, Scritti storico-araldico-genealogici sulle famiglie Lodron, Seiano, Festi, Fontana, Chiusole, sugli ultimi dinasti di Nomi: Fedrigazzi, Moll, Castelletti, Mori (TN), 1983
  • C. MARZANI, L'archivio dei baroni Moll a Villa Lagarina, in "Studi Trentini di Scienze Storiche", Trento, fasc. 3, a. 10 (1929)
  • A. PASSERINI, Sigismondo moll alto funzionario dello stato che ha scelto Villa per abitarvi ed esservi sepolto, in "Quaderni del Borgoantico", Villa Lagarina (Tn), n. 3, 2002, pp. 11-16
  • P.PEDROTTI, Breve carteggio di guerra fra il barone Sigismondo de Moll e C. G. Torresani, in "Atti dell'i.r. Accademia di scienze, lettere ed arti degli Agiati di Rovereto", Rovereto, s. 5, v. 3 (1954), pp. 123-132
  • P. PEDROTTI (a cura di), Alcune lettere di F. V. Barbacovi a Sigismondo Moll, in "Studi Trentini di Scienze Storiche", Trento, a. 33 (1954), fasc.1, pp. 71-77