Frontiere e confini. "I limiti della Grande Guerra". Canti e documenti

Dal 09 Novembre 2018 al 17 Novembre 2018

LA MOSTRA DEI DOCUMENTI ORIGINALI E' PROLUNGATA FINO AL 16 NOVEMBRE.

5 canti, 5 temi collegati, 5 bacheche con documenti originali della Biblioteca. Organizzato dal Coro Fior di Roccia di Mori (direttore Nicola Lombardi) e dalla Tartarotti

Quanti significati ha la parola “limite”?

Genericamente indica un “confine” - come può essere una frontiera, una linea terminale o divisoria. In senso più astratto rappresenta il livello massimo, al disopra o al disotto del quale si verifica normalmente un determinato fenomeno. Se approfondiamo le valenze semantiche arriviamo alla definizione di limite come “l’estremo grado a cui può giungere qualche cosa”. E’ in quest’ultima accezione la parola è stata accostata al tema tema Grande Guerra.

A cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale, ancora oggi essa è sentita come un evento che ha costituito, per la sua tragica eccezionalità, violenza e pervasività, il sorpasso di un “limite” per l’umanità mai immaginato prima. Dopo di essa nulla è stato più come prima.

In verità i “limiti” che la possono rappresentare sono molti: le trincee, solchi fangosi lunghi chilometri; i confini politici stravolti dal conflitto e i confini geografici superati dai civili profughi e dai soldati trentini dell’impero finiti a combattere in Russia e che per rientrare dovettero effettuare viaggi incredibili fino in estremo oriente ed in America.

Lo stesso “confinamento” dei soldati nei campi di prigionia, tenuti per mesi in una sorta di limbo, nell’attesa che gli eventi modificassero la loro situazione, è un forma ulteriore e stringente di limite.

Per sopravvivere a tutto questo, allo sgretolamento della propria realtà, gli uomini reagirono nei modi più diversi, cercando rifugio anche nella scrittura per sfuggire alla distruzione materiale e spirituale e mantenere un legame con la propria umanità. Scrivere per sopravvivere: lettere, poesie, diari e anche canzoni.

Il canto, come anche altre attività artistiche ed espressive, assunse per i soldati “una valenza di resistenza intellettuale […] contro il disfacimento psicologico e intellettuale della guerra e della reclusione”. Queste parole sono della studiosa Ida De Michelis, tratte dal suo saggio “Cantare per (r)esistere”, dove il gioco di consonanti tra esistere e resistere compendia il valore profondo del canto, e soprattutto del canto corale come “arma” contro le distruzioni provocate dal conflitto.

I canti scelti per questa serata raccontano di frontiere, di confini, ma anche di riavvicinamenti, di sentimenti e di speranza.

Queste melodie, che fanno eco ai documenti dell’epoca qui esposti, rivelano i vari “limiti” della Grande Guerra testimoniando il profondo solco lasciato nella memoria comune.